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Le più importanti tappe della storia
della Regione PUGLIA |
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Occupata al 53,2% da pianure, al 45,3%
da colline, interessando quattro delle cinque province, fatta
esclusione di Lecce, ed al 1,5% da montagne, localizzate nel solo
territorio della Provincia di Foggia, la Puglia da sempre è stata
terra di confine, da cui confluivano popolazioni e culture diverse,
tuttavia ancora oggi dopo oltre duemila anni, rappresenta il ponte di
collegamento tra l’Europa continentale ed il Vicino Oriente... |
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I resti archeologici ci testimoniano una
preistoria lontanissima nei millenni. Le stazioni e le tombe pugliesi
e materane della civiltà del bronzo si collegano col gruppo
appenninico: ricorderemo le grotte entro il Pulo di Molfetta, adattate
e ampliate per uso di abitazione; i villaggi capannicoli di Coppa
Nevigata, presso Manfredonia, di Terlizzi, Bari, Leporano e dello
Scoglio del Tonno. In Puglia sono abbastanza frequenti le tombe
megalitiche a dolmen, attribuibili a fasi recenti della civiltà del
bronzo. Accanto ai dolmen, durante la civiltà enea, si ebbero anche
tombe a fossa e tombe costituite da grotticelle funerarie, scavate
artificialmente nel terreno e precedute da pozzetti di accesso (tomba
a forno o di tipo siculo). Ai dolmen, nelle regioni pugliesi, si
collegano altri monumenti megalitici: le pietre fitte o menhir, le
specchie. Sul Gargano l'aspetto proprio della civiltà enea si attardò
sino ad accogliere forme caratteristiche della prima civiltà |
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Veduta villaggio
Trulli |
del ferro, tra cui tumuli sepolcrali di
pietrame, riparanti la cassetta funeraria. Verso la fine dell'VIII
secolo a.C. si sviluppò una produzione vascolare, tipica e limitata
alla Puglia per forme di vaso e decorazione geometrica dipinta.
Nei tempi storici, la Puglia appare abitata da popolazioni illiriche (Iapigi,
Dauni, Peucezi, Messapi) e da colonie greche, tra le quali grandissima
importanza ebbe la dorica Taranto. Dopo le guerre sannitiche e
pirriche, conquistata Taranto (272 a.C.), Roma ridusse a città
federate i centri della Puglia, dei quali molti si ribellarono durante
la guerra annibalica e poi durante la guerra sociale. Nell'ordinamento
augusteo, l'odierna Puglia fu compresa nella seconda regione, Apulia
et Calabria. Benché nessun centro pugliese acquistasse mai in età
romana grande importanza, tuttavia la Puglia raggiunse durante
l'Impero un notevole grado di fioritura economica, soprattutto in
quanto la sua posizione geografica ne fece un centro di comunicazioni
di grandissima importanza, cui facevano capo, attraverso i porti, le
grandi vie verso l'Oriente, Brindisi era il termine della Via Appia,
che congiungeva la Puglia a Roma, insieme alla Via Traiana.
Con la caduta dell'Impero d'occidente, la regione conobbe devastazioni
infinite, disputata da Bizantini, Longobardi e Franchi, e insidiata
dai Saraceni. Inoltratesi sulla via di un'autonoma organizzazione
civile e militare, alcune città, con una grande insurrezione sul
principio del secondo secolo capeggiata da Melo, tentarono di
liberarsi dal dominio bizantino. Ma proprio l'aiuto di avventurieri
normanni decise della sorte loro, e tutta la Puglia entrò nell'orbita
della nuova monarchia normanna; non mancarono le rivolte contro lo
stato unitario accentratore, ma le ribellioni si conclusero, sotto
Guglielmo I, con la parziale distruzione di Bari. Soprattutto con
Guglielmo II i traffici commerciali con l'Oriente, in buon accordo con
Venezia, dettero alla Puglia un periodo di prosperità. Divisa invece
da odî tra città e città durante la difficile successione normanna,
ritrovò ancora una relativa tranquillità sotto il ferreo governo di
Federico II: sorsero cattedrali (Bitonto), fortezze (Castel del
Monte), furono istituite fiere; furono favoriti gli scali alle navi
veneziane e anche genovesi. Ma, durante il dominio degli Angioini, le
cresciute gravezze generali e l'ostilità per i vantaggi accordati alle
flotte forestiere ridettero alle città pugliesi varie ragioni di
ribellioni, soprattutto quando gli Aragonesi disputarono la Puglia
agli Angioini. Dopo la vittoria aragonese, la speranza di sfuggire
all'avidità dai baroni facendo parte del regio demanio tenne fedeli le
città, minacciate anche dalle scorrerie dei Turchi (1479-80). Ma
Ferrante II, per far fronte alla guerra contro Carlo VIII di Francia,
dette in pegno alcune città a Venezia, che ben presto trasformò il
temporaneo possesso in conquista: veneziane così furono Trani,
Brindisi, Otranto, Gallipoli. La pace tra Francesi e Spagnoli (1529)
riportava quasi tutta la Puglia sotto l'unico dominio spagnolo che fu
pesante per la pressione fiscale, per il disordine amministrativo, per
il rifiuto di rapporti commerciali con l'estero. Venezia, in
particolare, stremò la Puglia, desolata da carestie, dalla malaria e
dalla peste, dalla piaga di un inerte latifondismo e dalle
speculazioni di avidi profittatori. Ciò nonostante, al gran moto di
civile rinnovamento del regno, nel secolo XVIII, la Puglia partecipò
attivamente, così come alla preparazione giacobina della rivoluzione
napoletana. Dopo la dura occupazione militare del cardinale Ruffo, le
riforme del decennio francese parvero restituire la Puglia a un vivere
civile, ma sopravvenne la restaurazione borbonica del 1815, per la cui
caratterizzazione basterà ricordare la legge del 1817, la quale
stabiliva che il Tavoliere doveva ridiventare incolto. Sorsero
numerose ed attive le sette e, dappertutto, i carbonari.
L'insurrezione scoppiata a Foggia il 3 luglio 1820 trovò aderenti tra
tutti i ceti. Ma, ritornato il governo borbonico, si andarono anche
chiarendo le differenze, ché, su un comune sfondo antiborbonico, non
si accordavano le tesi moderate e quelle ultraliberali, o quelle di
rivoluzione sociale. Il diffondersi però del Partito Nazionale
d'azione, ma soprattutto il successo della spedizione garibaldina,
fecero superare ogni differenza, tanto che il plebiscito per
l'annessione al Regno d'Italia riportò una vittoria a favore quasi
unanime. Ben presto però la mancata ripartizione delle terre
demaniali, ch'era stata promessa, e la novità della coscrizione
militare suscitarono una violenta ribellione, che, esauritasi, ebbe
come strascico un lungo brigantaggio. La vendita, tumultuariamente
eseguita, dei beni dell'asse ecclesiastico, o delle quote demaniali,
mentre accrebbe la classe dei piccoli proprietari, incapaci però di
trasformare redditiziamente le colture, non risolse il problema del
proletariato, né il latifondo fu avviato dai suoi proprietari a più
moderne colture. Accanto a questi gravissimi problemi del settore
agrario, le città ritrovavano invece, nell'unità, nuova attività.
Durante il ventennio fascista, furono stimolate opere, quali la
costruzione del porto di Bari, divenuta sede di un'importante fiera
(«Fiera del Levante») e furono intensificati i traffici commerciali.
Ebbe così inizio la fioritura economica di questa terra che negli
ultimi decenni tanto si è avvalsa del turismo sempre più intenso e
qualificato. |
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